Ascolto di sè

Carlo Bertorello

Psicologia, Psicoterapia, Ipnosi, Meditazione

Ascolto di sé.

...Rabbi Sussja [...] in punto di morte esclamò: "Nel mondo futuro non

mi si chiederà: "perchè non sei stato Mosè"; mi si chiederà invece: "perchè

non sei stato Sussja?" Martin Buber - Il cammino dell'Uomo.

 

 

La nostra esistenza si svolge a cavallo di due mondi: il mondo esterno ed il mondo interno.

 

La distinzione tra un "interno" ed un "esterno", insieme allo scambio, al "dialogo" tra interno ed esterno è il paradigma stesso della vita. La vita è, fin dalla più piccola cellula, relazione fra un interno ed un esterno. La vita è relazione.

Nel mondo animale, non umano, la natura ha predisposto, tramite schemi preformati, comportamenti innati e istinti, le modalità con le quali l’individuo di una specie interagisce, scambia segnali e messaggi, “dialoga” con l'ambiente, in relazione ai suoi bisogni. Questa interazione si svolge, in natura, in modo da permettere all’animale di mantenere il proprio l'equilibrio, i proprio benessere e/o la propria integrità. In questo contesto, il tempo di apprendimento per i piccoli di una specie è molto limitato. Il cucciolo, poco dopo dalla nascita, “sa” già come fare dinanzi alle situazioni che l’ambiente naturale gli proporrà. La parte del repertorio comportamentale che è appresa con l’esperienza è veramente molto limitata.

 

Nell'Essere Umano, la natura non ha predisposto simili automatismi (vedi il concetto di Neotenia)!

Ciò ha un duplice effetto:

 

1-Per via della sua grande immaturità mentale, impotenza, dipendenza e vulnerabilità alla nascita, il piccolo dell’Uomo, si trova a dovere sperimentare fin dall’inizio e per un lungo periodo, dinanzi agli eventi che egli incontra, stati emotivi di malessere quali, per esempio, la paura, il terrore, la rabbia, l’angoscia, lo sgomento. Questi stati di sofferenza, proprio per via dell'immaturità dell'apparato mentale del piccolo dell'uomo, possono essere violenti e molto intensi.

 

2-Inoltre, dall’assenza di schemi adattivi innati che caratterizza l’essere umano deriva la necessità, ogni volta che si presenta un nuovo evento o un imprevisto, di un’azione "creativa" da parte del soggetto allo scopo di ristabilire l’equilibrio e l’armonia interiori perturbati. Un “azione” che lo aiuti a ritrovare il suo equilibrio, il suo “benessere.

 

Il piccolo dell’Uomo si trova dunque a fronteggiare la sua relazione con il mondo tramite l'attivazione di processi mentali, relazionali e cognitivi, per lo più inconsci, ben studiati dalla psicologia dinamica, che sono determinati dall’immaturità del suo apparato psichico e dalla sua assenza di esperienza.

 

Ciò ci aiuta a comprendere il fatto che nessun essere umano è esente da sofferenze e da disagi e come le prime esperienze possano influenzare così profondamente la vita adulta degli esseri umani.

 

Dinanzi al problema della sofferenza umana i diversi approcci psicologici possono essere raggruppati in due grandi categorie.

La prima è quella che mira al cambiamento del sintomo, alla modificazione dei comportamenti e/o delle singole strutture cognitive, in vista di un migliore o un più funzionale adattamento della persona al suo ambiente. Il fulcro di questo tipo di approccio è l’adattamento della persona al suo ambiente.

 

Il secondo tipo di approccio mira invece a lavorare sulle emozioni e sul mondo interno. Lo scopo di questo tipo di approccio è aiutare il soggetto a giungere alla propria verità. Ciò corrisponde a fare parlare ed ad ascoltare le proprie emozioni, il proprio sentire, la propria esperienza ed il proprio vissuto, in modo da favorire il processo di individuazione.

 

Nel primo tipo di approccio il terapeuta ha come criterio di riferimento il buon adattamento della persona alla società, il conformarsi ai suoi dettami, il rendere il paziente "funzionale". E’ lui, il terapeuta che detiene le chiavi della creatività e, in perfetta buona fede, tenderà a dare delle indicazioni concrete, comportamentali e cognitive, su come affrontare e risolvere le difficoltà. In questo caso vedo il rischio di sottovalutare la soggettività del paziente e di operare “forzature” nei suoi confronti. Tuttavia occorre dire che per molte persone questo tipo di approccio può bastare ed è quanto esse ricercano.

 

Nel secondo caso, il lavoro psicologico consiste nel portare il paziente a prendere coscienza della propria interiorità, dei propri bisogni affettivi, relazionali e anche spirituali, riconoscendoli nella propria storia personale. Questo tipo di lavoro passa dal riconoscere le proprie sensazioni, i propri stati (corporei, mentali ed emozionali), a nominare il proprio vissuto ed i propri bisogni andando oltre la sintomatologia espressa. Questo tipo di approccio consente di ottenere subito una sensibile riduzione dell’ansia e in generale del proprio malessere emotivo.

 

Si tratta di acquisire, per tale via, la capacità di elaborare/rielaborare il proprio vissuto e la propria storia, di mettere ordine nei propri vissuti, imparare a dare agli eventi ed alle situazioni in cui ci si trova il loro giusto valore ed a collocarle nel loro giusto posto. Ciò in vista di un senso di saldezza e quiete nel rapporto con il mondo esterno.

 

In questa ottica può essere una valida risorsa l'uso della trance ipnotica in quanto può aiutare il paziente ad attivare la capacità di evocare, verbalizzare, definire il proprio vissuto, al di là delle restrizioni che i normali processi cognitivi coscienti, basati sulla razionalità, pongono consapevolezza della propria esperienza. (vedi la pagina "IPNOSI").

 

Questo approccio si può definire "maieutico" in quanto pone il paziente al centro del lavoro psicologico nella soluzione delle sue difficoltà, lo rende soggetto attivo della cura e lo aiuta a trovare la sua propria verità.

 

Quest’ultimo è l’approccio che privilegia la via dell'ascolto di sè nell’affrontare la sofferenza psichica. E' il modo in cui mi piace lavorare.

 

Infine: questo paradigma permette di comprendere e di affrontare le crisi di panico e di ansia in modo rapido, chiaro e, soprattutto, duraturo, in quanto, nella mia esperienza clinica e umana empirica, ansia e panico sono il risultato di situazioni emotive e/o esistenziali che il soggetto non riesce in alcun modo a risolvere attraverso i normali meccanismi di difesa razionalizzazioni comprese. Vedi a questo proposito la pagina " PANICO" nel presente sito .

 

 

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Ricevo a Pisa, Firenze.

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La regola aurea su come scegliere un psicoterapeuta

 

E’ molto importante sapere che, in psicoterapia, più ancora che in tutte le altri arti mediche e sanitarie, il migliore indicatore per la buona scelta di un terapeuta e per la riuscita di un lavoro psicoterapeutico è la qualità della relazione che il paziente stabilisce con il terapeuta. Ciò è stato peraltro attestato fin dagli anni '80 da numerose ricerche sui fattori che possono influire favorevolmente sulla riuscita di una psicoterapia

Infatti, trovarsi bene ed a proprio agio con un determinato terapeuta, instaurare una buona relazione empatica è la principale premessa per un lavoro fruttuoso. Vale a dire che una buona relazione con il proprio terapeuta aiuta ad attivare, fin dall’inizio, le risorse interiori che possono portare alla risoluzione dei problemi. Questo vale al di là dei titoli accademici, della tariffa professionale, dell'indirizzo teorico, del tipo di approccio, dell’età del terapeuta, della sua anzianità professionale, da dove ha lavorato o dove lavora, ecc...

 

Quindi, a chi cerca un aiuto psicologico, consiglio di sentire inizialmente più professionisti e sceglierlo solo dopo averci parlato e dopo averlo “testato” sotto il profilo della relazione, vale a dire osservare come ci si è sentiti dopo un primo incontro. E' la qualità della relazione che in prima battuta fa la differenza, non il "nome" o i titoli...