BRAIN GYM

Carlo Bertorello

Psicologia, Psicoterapia, Ipnosi, Meditazione

 

BRAIN GYM

 

In questa sezione potrete trovare quiz, koan, racconti, aneddoti, per un momento di rilassamento ma anche per "avviare" qualche riflessione. Sotto forme diverse essi "mirano" sempre allo stesso punto. A voi il compito di leggere, divertirvi, e di ... meditare.

 

Una storiella zen (tratto da "101 storie zen" a cura di Nyogen Senzaki e Paul reps)

 

Nan-in, un maestro giapponese dell'era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. "E' ricolma. Non ce n'entra più!".

"Come questa tazza", disse Nan-in "tu sei ricolmo delle tue opninioni e congetture. Come posso spiegarti lo zen, se prima non vuoti la tazza?"

 

Questa storiella è proprio estranea alle nostre vite nella loro quotidianità, al modo che abbiamo di andare incontro alla vita, al nuovo? O è paradigmatica?

 

Jean Piaget chiamava questo modo di procedere "assimilazione" ovvero riportare il nuovo agli schemi vecchi.

 

 

KOAN

 

Cos’è un Koan?

Questo termine indica lo strumento di una pratica meditativa, propria del buddismo zen, consistente in una affermazione paradossale o in un racconto usato per aiutare la meditazione e quindi "risvegliare" una profonda consapevolezza. Di solito nel Koan si narra l'incontro tra un maestro e il suo discepolo. Nel corso di questo rapporto viene rivelata la natura ultima della realtà.

Questi strani rompicapo sono in realtà paradigmatici e rappresentano in forma metaforica molto astratta, dei vissuti, dei modi di essere, delle situazioni quotidiane e che spesso sonno all'origine della nostra sofferenza quotidiana.

Sarebbe importante non solo rispondere alla domanda posta da ognuno di questi koan ma sapere riconoscere quella situazione nelle esperienze vissute nel nostro quotidiano.

Per iniziare ne presento alcuni:

 

1- Un giovane allievo zen va dal suo maestro e pieno di fervore gli dice: “Maestro se tutti gli esseri viventi hanno la natura di Budda, allora anche un cane ha la natura di Budda?”

Il maestro non risponde, prende il suo bastone e lo colpisce. Come mai?

 

Il filosofo francese Louis Althusser disse: "Tutte le rivoluzioni nascono dai filosofi e muoiono per via degli ideologi". Cosa c'entra questa affermazione con il koan poco sopra?

 

2 – C’è un’oca in una bottiglia. Come si fa a far uscire l’oca dalla bottiglia, senza rompere la bottiglia e senza uccidere l’oca?

Siete mai stati, come quell'oca, in una bottiglia?

 

3 - Tre allievi zen decidono di andare insieme dal loro Maestro per chiedere quanto tempo ancora manca ancora per raggiungere l'illuminazione. Si sa che il percorso con il quale l'allievo può raggiungere l'illuminazione può essere molto lungo e quindi, dopo un primo periodo di esercizi e di meditazione ecco i tre allievi si trovano dinanzi al loro Maestro .

- "Maestro, maestro, dice il primo, quanto tempo mi ci vuole ancora per essere illuminato?

- "A te", risponde il Maestro, "ci vorranno ancora 9 anni perlomeno!".

- "Povero me!" risponde l'allievo, "non ce la potrò mai fare , ci vuole troppo tempo, non ce la farò mai!" e se ne va via sconsolato.

Il secondo allievo chiede a sua volta:

-"Maestro, dimmi, quanto tempo mi ci vuole ancora per l'illuminazione?"

-"Per te " dice il maestro, "ci vorrano almeno 29 anni !"

-"Ahimé, me misero, 29 anni!" "Come farò mai?" "Mi è impossibile! Ci vuole troppo tempo!" e se ne va sconsolato anche lui.

Arriva il turno dell'ultimo, che chiede e il Maestro gli risponde: "A te, come minimo non basteranno 929 anni!"

-"Ah, così poco!?" esclama il terzo allievo.

- Di rimando il maestro gli fa: "Sei illuminato!" .

 

RACCONTO 1 : Al tempo delle caverne.

 

C’era una volta, l’epoca dell'Uomo delle caverne.

Era un’epoca durissima, in cui per sopravvivere occorreva lottare duramente ed essere rudi. Era altresì un epoca in cui, per discutere o dirimere una contesa, si ricorreva tranquillamente all’uso di una clava. Era prassi normale, quasi naturale, in quell’epoca rude, un simile comportamento, fatto senza l’intenzione di arrecare un particolare danno visto che anche le "zucche" degli adulti erano piuttosto dure.

E c’era anche, in quell’epoca, un bravo padre di famiglia che abitava in una caverna.

Un bel giorno, di mattina presto, egli si sveglia per andare a pescare e decide di portare con sé il suo figlioletto di 5 anni che egli ama tanto.

 

Arrivato sul luogo della pesca, lungo un corso d’acqua, egli si installa ed inizia a pescare.

Intanto il bambino, pieno di iniziativa e di curiosità inizia ad esplorare l’ambiente e scopre il gioco di gettare dei sassi nell’acqua per vedere che effetto fanno.

I sassi nell’acqua fanno scappare i pesci ed il babbo si spazientisce. Senza lasciare la sua postazione, tutto preso dalla sua pesca, in un primo tempo il babbo lo apostrofa dicendogli di smetterla di gettare i sassi nel fiume e di guardare a come si pesca.

Ma come si sa, queste curiosità, come il lancio di sassi nell'acqua, hanno un fascino enorme ed il bambino continua.

Dopo un po’ il babbo, spazientito dal figlioletto che si distrae continuamente e tutto preso dalla sua pesca che non sta dando frutti, prende la sua clava e, senza voltarsi, dà una “clavata”, nemmeno tanto violenta, verso dove proveniva sentire il lancio dei sassi. In quell'epoca era assolutamente normale usare la clava. Tutti lo facevano.

Ottenuto il silenzio il padre amorevole prosegue nella sua pesca che serve a sfamare la sua famiglia e a insegnare al figlio.

Quando arriva l’ora di andarsene il padre raggruppa i suoi arnesi, mette in una sacca di pelle i pesci presi e, tutto soddisfatto si gira per chiamare il bambino.

Ma il bambino non risponde. Egli allora si guarda attorno e lo vede disteso lì, per terra, dietro di lui, senza vita!

Lo chiama, cerca di rianimarlo, ma niente da fare, il bambino è proprio morto!

E allora il padre, disperato inizia ad imprecare contro gli dei ed il destino che lo hanno privato del suo caro figlio.

Egli piange e si dispera: “Perché mai devo subire una tale ingiustizia? Quale terribile peccato ho commesso per dovere essere colpito nel mio figlio?” “Come sono ingiusti con me gli Dei e le potenze del destino!!...” “Me disperato"! "Maledizione sopra di me!"... Piange e non sa darsene una ragione.

 

Cosa c’entra questo racconto con le nostre vite?...

 

 

Un gioco paradigmatico

 

Si narra di uno spettacolo teatrale e di una brochure che presentava quello spettacolo.

Nella brochure che accompagnava la presentazione di questo spettacolo vi era, sull'ultima pagina di copertina, un gioco di abilità.

Nelle intenzioni della produzione dello spettacolo, quell'apparentemente semplice gioco di abilità sulla brochure doveva servire ad intrattenere il pubblico prima dello spettacolo o durante gli intervalli. Ma le cose non sono andate proprio così.

A metà spettacolo, la sala era dominata da un brusio di fondo che si alzava dalla platea! Che cos'era successo?

Gran parte del pubblico, invece di seguire lo spettacolo si era messo a cercare di risolvere il gioco di abilità stampato sul retro della brochure e si scambiava commenti e suggerimenti a bassa voce su come risolvere il problema/gioco proposto.

Il gioco era questo: collegare i 9 punti disposti i n quadrato come qui sotto con sole 4 linee rette e senza mai alzare la penna.

 

 

 

 

Evidentemente lo spettacolo doveva essere un pò noioso se ci fu questa reazione del pubblico, ma, come non capirlo! Dopo un pò il tentativo di risolvere questo gioco finisce per avvincere chiunque: sembra facile e la soluzione essere lì a portata di mano, ma... non si trova! Eppure una soluzione c'è.

Se l'avete trovata siete bravi, complimenti!

 

L'interesse di questo gioco è nellla difficoltà nella quale ci si imbatte. E' la stessa difficoltà che ci si imbatte nell'affrontare i problemi della vita di tutti i giorni, anche nel risolvere i Koan proposti più sopra. Qual'è questa difficoltà?